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Ravenna in nero racconti da Ognissanti a San Martino l’estate fredda dei morti

Al “ CIERI D’UOV”

di Paola Fantinelli

Era una di quelle serate tra amiche, dove si ride, si scherza, si fanno conversazioni pseudo intelligenti e culturali, dico così perché saltavamo d’argomento in argomento, condizionati dalla serata di inizio inverno, umida, fresca con la prima nebbia leggera nella campagna ravennate.
La giornata era stata quasi calda, un fine ottobre non rigido, ma che sembrava portare, come tutti gli anni per Ognissanti, ad un freddo umido da gelare le ossa.
Si parlava davanti al cammino acceso per la prima volta dell’anno, di cosa uno vorrebbe che nella vita si realizzasse senza tanta fatica, così: “questo si sveglia e si suoi desideri si sono realizzati… come per incanto!”.
Salta su Gio, la mistica della comitiva, quella che accosta sempre il sacro al profano, un poco sensitiva, un poco ammaliatrice, sensuale e dalle curve generose, di una simpatia più unica che rara.
“Lo sapete che possiamo provarci? Questa notte è luna piena, potremmo fare un incantesimo, che, se ricordo bene, va fatto in un altro mese, ma credo che possa funzionare comunque, visto che siamo vicino al giorno dei morti”.
Noi… tutte orecchie, non sia vero che un sogno si possa realizzare, provarci non costa molto e almeno, hai il tempo di attesa per sperare, e comunque basta volerci credere.
“Dai Gio, dicci cosa dobbiamo fare?”
Avete presente il clima delle cospirazioni, alla luce del camino, un’aria di congiura, un poco di tensione visto che la cosa ci sembrava quasi proibitiva, tutto quello che non rientra nello scientifico è magico, ecco questo era l’aria in quel momento.
Tutte apprendiste stregone eravamo diventate, ci mancava il calderone e il capello a punta e devo dire che ci predavamo sul serio.
“Insomma, dice Gio: basta mettere prima della mezza notte di una luna piena, 6 chiare d’uova nell’acqua con un cucchiaio di aceto bianco, in un recipiente di vetro trasparente, porre il tutto sul davanzale della finestra ben in vista alla luna. L’incantesimo sta nell’esprimere il desiderio quando si rompono le uova, si divide il bianco dal tuorlo, il bianco lo si mette delicatamente senza disfarlo nel recipiente, il giallo va conservato e il giorno dopo è importante farne un dolce, con buccia di limone grattata! La mattina, appena sorge il primo sole bisogna guardare l’interno del recipiente, leggere ed interpretare i segni. Insomma se il sogno si realizza oppure no e come si realizza!” Tutto questo detto da Gio con una grande serietà.
A questo punto ci siamo guardate, e tutte a ridere, ma che stronzate dici mai! Dai Gio andiamo a letto che è meglio.
Chiusa la porta di casa, non senza prima avere dato una sbirciatina fuori, per costatare che la nebbia è fitta, che l’aria si è fatta molto fredda e che forse prima del mattino ci sarebbe stata la prima gelata, una stretta al cuore guardando la luna piena che filtra tra la nebbia.
Corro in cucina, apro il frigorifero con l’ansia di non avere 6 uova, ma ci sono, allora cerco freneticamente un recipiente trasparente, mi fermo e come si vede nei film prima di officiare un culto, mi raccolgo e penso: ma cosa sto facendo!
Tuttavia prende il sopravento il mio pensiero, la mia stanchezza, un desiderio di serenità, di tranquillità, di cose in ordine, la mia vita in quel momento è nel caos più profondo, tre figli piccoli, una casa grande, panni da stirare infiniti, piatti sempre nel lavello, quando finalmente sembra che tutti dormano e la volta buona che uno inizia a chiamare.
Come vorrei un poco di tranquillità! Magari alzarmi una mattina con tutti i panni stirati, la casa pulita, il bagno che non sembri un campo di battaglia.
Con decisione prendo il primo uovo, lo batto delicatamente e divido il bianco dal giallo, con cura lascio cadere nel vaso che ho preparato con acqua fresca e aceto, chiudo gli occhi e esprimo l’intenso desiderio di avere la casa in ordine, il secondo uovo, di avere i panni stirati, e cosi via con tutte sei le uova.
Poi senza troppo pensarci metto il recipiente sul davanzale della finestra rivolto alla luna e per non farmi venire la voglia di buttare tutto via, prendendomi in giro, me ne vado di corsa a letto, visto che i bambini dormono tutti.
Sembrava fatto a posta. Mi sono addormentata subito e senza sogni. Alle 6.00 in punto mi sono svegliata di soprassalto, e ho pensato: “che calma! Magari ha funzionato!”.
Mi alzo e vado alla finestra, e già qui, mi sembra tutto strano, durante la notte la prima gelata, apro la finestra e prendo il vaso con le mie “cieri d’uov”.
Pensando che devo interpretare il disegno che vedo nel vaso, mi viene male, ieri sera avevo messo 6 chiare d’uovo quasi intatte in acqua e aceto, questa mattina, il contenuto del vaso e di un colore biancastro, lattiginoso, sfilacciato, sembra il moccolo proveniente da un naso con un forte raffreddore, ma che dico, lo sputo di un vecchio con la consunzione, guardando bene non solo è lattiginoso, ma anche leggermente giallognolo, sfilacciato, contorto, sembra un ammasso di roba andata a male, non posso dire, ma quasi uno sputo di bile, ci penso un attimo e mi chiedo se il liquido cerebrale può avere quel colore, ma no, penso a tutte le volte che ho visto del cervello, era uno schizzo rosso e biancastro, a seguito di uno sparo in testa o di una forte botta e poi non faceva i filamenti, ma macchie!
Che schifo, io volevo calma … e qui niente è calmo, volevo ordine e qui di ordine non c’è nulla, ho solo davanti un vaso che sembra provenire da un altro mondo con all’interno una forma aliena che da un momento all’altro potrebbe schizzarmi in viso, aderire bene, soffocarmi piano, infiltrandosi dentro di me e prendendo possesso del mio essere, rubandomi la vita.
Ora basta, ragazza mia! Svegliati! L’incantesimo è finito, hai buttato 6 uova, hai il lavello pieno di schifezza, i piatti da lavare, i panni da stirare, la casa da pulire e finalmente i bambini piangono. Si sono svegliati, non mi sembra vero, che magia! Sono di nuovo con i piedi a terra, un senso di nausea e un nodo all’imbocco dello stomaco, l’incubo è finito! Grazie Gio per qualche minuto mi ero dimenticata di com’è la realtà e a volte è meglio dei sogni non realizzati! O forse ho sbagliato mese? Ma ho sempre i gialli dell’uovo per fare une torta! No meglio che butti via anche quelli, non si sa mai che l’alieno non si nasconda anche lì!

Paola Fantinelli, nata a Ravenna 13/10/1955, diplomata in lingue a La Chaux-de-Fonds (CH), è cresciuta in Svizzera con un’ educazione Romagnola, da genitori romagnoli emigrati. Felicemente sposata a Palmiro, è madre di tre figli maschi. Ecletticamente spazia dall’arte alla cucina, organizza eventi, promuove il territorio come operatrice turistica (attualmente è Presidente della Pro Loco di Lido Adriano), parla quattro lingue e in questo momento ama dire che di mestiere fa la “contadina”, coltiva ortaggi con suo figlio piccolo Giovanni.
Ha lavorato il vetro a Tiffany, fatto la fiorista, la ristoratrice a S. Pietro in Trento con Stefano suo figlio grande, l’ergoterapista con suo figlio Nicola e non scrive tutto, altrimenti ci vorrebbe un libro intero! Come avrete capito il suo tesoro piu grande sono i suoi figli.

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